Viaggi, e sei quello che ha viaggiato.
Ti specializzi in qualcosa, e sei quello che sa di quelle cose lì.
Vivi da qualche parte, e sei quello che vive lì.
Siamo davvero così piccoli? Non c’è una persona dietro ciò che fa? I suoi sogni, il suo passato, i suoi hobby? I suoi difetti, le linee d’ombra che ha attraversato per arrivare dov’è?
Evolviamo come individui per essere riconosciuti solo da un passo del nostro cammino? Un passo che è con noi, ma che ci ha portati in altri luoghi. Davvero non ci interessa dove siano le persone adesso, piuttosto di dove siano state? Mumble…
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Non siamo niente, siamo tutto. Siamo virgole in un romanzo e imprescindibili pause nel dialogo. Siamo espressioni di leggerezza capaci di profondità ataviche. Siamo protagonisti indiscussi e ineguagliabili dietro a maschere tutte identiche. Siamo il moto continuo in un corpo statico, siamo emozione, sensazione, pensiero, astrazione e siamo fame, sonno, sesso.
Siamo tutto e non siamo niente.
Siamo la perfezione.
Che poi alla fine è davvero importante saperlo? forse non interessa a nessuno.
e aggiungo:
Forse oggi l’obiettivo principale non è di scoprire che cosa siamo, ma piuttosto di rifiutare quello che siamo. Dobbiamo immaginare e costruire ciò che potremmo diventare. (Michel Foucault)
« Non c’è nulla che spaventi di più l’uomo che prendere coscienza dell’immensità di cosa è capace di fare e diventare. »
(Søren Kierkegaard)
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Però non era questo la mia riflessione…
Io dicevo cose tipo: te smanetti con ubuntu, per esempio. E la gente ti vede come “quello che smanetta con ubuntu”. E’ difficile che si vada al di là di una definizione di te data da quello che all’interlocutore è più evidente di te.
…e dove saranno ci interessa? Forse sono io a confondere troppo spesso i sogni con la realtà.